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IL GIOCO E LA FORMAZIONE di Martina Guidali

Ricevo e pubblico sul blog un articolo di Martina una ragazza di 15 anni. Martina ha partecipato ad uno dei miei workshop e mi ha stupito per la profondità della sua analisi e per il numero di informazioni recepite in sole due ore. Leggere questo suo elaborato mi mette di buon umore e mi rende ottimista circa il futuro e circa le incredibili capacità che dimostrano le nuove generazioni. Bene Martina avanti così! il mio blog è a tua disposizione per eventuali nuovi articoli!

Il modo più semplice per conoscere una persona è interagire con essa quando abbassa le difese costruite intorno a sé.

Ed è proprio tramite il gioco, una delle “arti” più antiche, che gli uomini, seppur inconsciamente, rivelano i lati più intimi di sé stessi. Come ha detto Platone “Si può scoprire più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”

Le motivazioni che spingono le persone ad “abbracciare” questo progetto sono svariate: curiosità, uscire dagli schemi imposti dalla quotidianità, fare una nuova esperienza. Ed il gioco è proprio il tramite utilizzato per rendere l’uomo consapevole di chi è veramente, per aiutare la sua crescita personale e per aiutarlo a prestare maggior attenzione a coloro che lo circondano.

Il gioco è una libera attività senza alcun guadagno o interesse, che è però in grado di assorbire completamente chi lo sta praticando e quindi diventare, nel caso de “Il gioco e la formazione”, un gioco serio, che rivela aspetti della vita di ciascun individuo: sogni, idee, difficoltà… Il gioco coinvolge tutti e permette un confronto attivo, reale e concreto.

Chi non ha mai giocato con i Lego, i mattoncini colorati da milioni di combinazioni? Un gioco che è stato tramandato per generazioni, in grado di stimolare la fantasia umana e renderla al tempo stessa solida e visibile. Quando si hanno a propria disposizione solamente pochi minuti per riuscire a creare qualcosa, è il nostro istinto a guidarci. Sono gli impulsi e le emozioni che vengono dal nostro subconscio a portarci a costruire quello che veramente ci rappresenta. Spesso i pensieri di diverse persone non concordano tra di loro ma è proprio questo a rendere unico il punto di vista di ciascuno. Costruendo un oggetto in realtà costruiamo conoscenza.

Con le costruzioni cadono aggressività e diffidenza, si diventa vulnerabili e si vede tutto in terza persona perché una parte di sé è la costruzione.

Ma questo grande percorso non sarebbe mai incominciato senza quel fatidico 10 agosto 1932 a Billund, Danimarca, il giorno in cui nacque una delle più grandi produzioni a livello internazionale mai esistite. La Lego Company ottiene un successo mondiale che perdura negli anni ma, a causa di un periodo di crisi dell’azienda dovuto al ritardo di pianificazione e uscita del prodotto e alla mancanza di sostegno e di innovazione, diventa necessario, per continuare a esistere, effettuare un cambiamento. E il modo migliore per fare una vera e propria rivoluzione è agire sulle menti da cui tutto ha origine. È così che a partire dal 1994 prima Kirk Kristiansen e poi Robert Rasmussen creano e sviluppano un progetto che porta la nascita della metodologia definitiva e tutt’ora diffusa nel 2003.

È fondamentale rammentare che i leader non hanno tutte le risposte, il loro successo si basa sull’ascolto di tutte le persone presenti nella stanza e che le persone desiderano per natura aiutare e contribuire a qualcosa di più grande, sono disposte ad assumersene le responsabilità, purchè vengano rispettate e valorizzate le abilità di ciascuno.

Questa nuova metodologia serve per sostituire la riunione 20/80 e sostituirla con quella 100/100. Ma cosa significano? E che valore possiede in più la riunione 100/100? Quando il 20% delle persone avanzano l’80% delle proposte la riunione possiede certamente meno valore rispetto a quando tutti interagiscono in modo attivo. Ed è proprio questo l’obbiettivo finale che Kristiansen desiderava nel 1994: sostituire un progetto con un’idea tridimensionale, aumentare la partecipazione generale sminuita da lunghi discorsi per nulla interattivi.

E tutto questo può essere riassunto dalla teoria del Flow, ovvero il momento esatto in cui si è talmente concentrati su quello che si sta facendo da estraniarsi da tutto e da tutti. È il momento esatto in cui abilità e sfida sono perfettamente bilanciati tra di loro. È il momento esatto in cui si raggiunge un punto stabile, che ha come fulcro l’allontanarsi dall’apatia, dallo stress e dalla noia, in grado di far dimenticare tutto quello che ci circonda.

Questo progetto si chiama di Lego Serious Play che, come dice anche il nome, è un gioco serio che ha come fulcro principale le costruzioni con i Lego le quali, insieme all’immaginazione, la connessione mano mente e flow, i sistemi adattivi complessi e l’uso delle metafore sono le teorie stesse sulle quali il progetto si basa.

Il progetto ha lo scopo di raggiungere tutti i membri di una stanza che devono condividere quello che hanno costruito, per confrontarsi e renderlo concreto.

È la possibilità di vivere in un nuovo modo il confronto con gli altri, un nuovo modo per costruire qualcosa insieme agli altri.

Il 5 Settembre 2017 nello splendido hotel Relais sul Lago, sulle rive del lago di Varese, ho avuto la possibilità di assistere personalmente al funzionamento e all’applicazione di questo progetto. Progetto che si trasforma anche in possibilità: la possibilità di gettare uno sguardo indietro, capire da dove si è partiti, cosa si è diventati e quello che in futuro si desidererebbe essere, evidenziando lavoro, fatica, desideri e certezze.

Secondo me l’opportunità di ragionare e scegliere quello che si desidera diventare appartiene ai ragazzi tanto quanto agli adulti e, forse, si può davvero sapere cosa fare del proprio avvenire solamente dopo essere cresciuti ed aver quindi iniziato ad affrontare la “vita vera”.

Ho visto adulti provenienti da diverse realtà lavorative e sociali mettersi in gioco e affrontare anche le parti più temute di sé stessi. Ho visto adulti che hanno scelto di abbracciare il piacere di tornare bambini, scoprendo e valorizzando aspetti della propria crescita e del proprio presente.

Quante volte a scuola un video interattivo di mezz’ora sostituisce per efficacia e entusiasmo ore e ore di spiegazione? Sempre. Questa è l’unica risposta. E quello stesso piacere che quando si è scolari si prova tutte le volte che si apprende qualcosa di nuovo in maniera diversa, divertente e coinvolgente, secondo me non andrebbe mai perso una volta cresciuti. Alla fine è forse questa l’unica ragione per cui si ritiene che i bambini abbiano più fantasia degli adulti: mancano, con il passare degli anni, degli stimoli in grado di mantenere attiva la mente, in grado di raggiungere anche la persona più svogliata.

Per me Lego Serious Play è proprio questo: uno stimolo. Un qualcosa che diventa importante per continuare a vivere con gioia e intraprendenza la propria vita, le scelte che sono state fatte.

Un volontario che aiuta e si trova costantemente a contatto con persone che necessitano sostegno riceve più stimoli e ha più voglia di mettersi in gioco rispetto a un impiegato costretto sulla sedia davanti a uno schermo otto ore al giorno. Ed è proprio sulle persone che hanno perso ogni tipo di attrattiva ed entusiasmo verso quello che fanno che il progetto ha un impatto maggiore e migliore.

La vita è bella perché è piena di sorprese in grado di stupirci ogni volta e quando ci sia accorge che la nostra routine quotidiana diventa man mano piatta e monotona, è proprio in quel momento che il percorso di Lego Serious Play può diventare qualcosa di veramente prezioso.

Con questo non intendo dire che il progetto è utile e agisce solamente su coloro che hanno bisogno di fermarsi e porsi dei punti interrogativi all’interno del proprio percorso, anzi: è comunque un’occasione di confronto e di spunto per chiunque desideri una proposta basata sul ricevere e costruire esperienze, che possono essere fonti di insegnamento ma anche di consiglio.

Lego Serious Play è un progetto che mi ha colpita per la sua capacità di raggiungere chiunque, uno studente o un uomo nel fulcro della sua carriera, e che dimostra quindi un’apertura ampiamente maggiore rispetto a tutti i metodi “convenzionali” sino a ora sviluppati.

Catturare l’attenzione di tutti gli interlocutori è un’impresa ardua, specialmente quando si ha a che fare con persone che conducono vite molto diverse tra di loro sia a livello familiare, sia a livello ideologico, sia a livello lavorativo; pertanto è risultata geniale l’idea di sfruttare il gioco come terreno comune tra tutte le persone.

Sono felice di aver partecipato a questo progetto e, in quanto alunna delle scuole superiori, posso dire che mi ha aiutata a campire con che energia e lungimiranza devo essere in grado di affrontare il mio futuro per non perdere mai l’inventiva e la creatività che coltivo da quando sono una bambina.

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